527 119. Il gloriosissimo padre Francesco, dunque,
nel ventesimo anno della sua conversione, concluse degnamente
quella vita che aveva così felicemente cominciato,
e rese beatamente la sua anima a Dio. Nel cielo, coronato
di gloria e di onore e assiso tra i Cherubini, intercede con
amorosa premura davanti al trono di Dio per coloro che ha
lasciato quaggiù. E come potrebbe restare senza risposta
la preghiera di questo eletto? Nelle sue stimmate è
raffigurato Cristo che, uguale al Padre, siede alla destra
della divina Maestà, ed è splendore della sua
gloria e figura della sostanza di Dio, dopo aver espiati i
nostri peccati (Eb 1,3). Non sarà esaudito colui che,
reso simile a Cristo Gesù nella condivisione della
sua passione e morte, porta nelle mani, nei piedi e nel costato
le stesse ferite di Lui?
E veramente egli già allieta di nuovo gaudio il mondo
e offre a tutti i mezzi della vera salvezza. Irradia la terra
con la luce fulgidissima dei miracoli, la illumina come astro
fulgente. Il mondo compiangeva se stesso quando fu privato
della sua presenza e per la sua morte gli pareva d'essere
precipitato in un abisso di tenebre. Ma ora, al sorgere di
questa luce nuova, investito da raggi più fulgenti,
come nel meriggio, il mondo sente che tutta la tenebra si
è dileguata. Il pianto è cessato, rinasce la
gioia, e le virtù tornano a fiorire per suo merito.
Sia ringraziato Iddio! Dai quattro punti cardinali stanno
arrivando coloro che, beneficati dal suo patrocinio, testimonieranno
la verità di questa affermazione.
Proprio per questo, Francesco, singolare amatore delle realtà
celesti, finché visse quaggiù non volle mai
possedere nulla di proprio, per poter possedere totalmente
e più gioiosamente il sommo Bene; ed ora è divenuto
partecipe del tutto, lui che non volle attaccarsi ad alcuna
parte, ed ha scambiato il tempo con l'eternità. Ovunque
e a tutti viene in aiuto, e a tutti è presente e, da
vero amante dell'unità, ignora i danni della parzialità.
120. Quando viveva ancora tra i peccatori,
percorreva predicando il mondo intero; ora che regna tra gli
angeli in cielo, vola più rapidamente del pensiero,
come araldo dell'Altissimo, a portare benefici salutari ai
popoli. Perciò l'umanità intera lo onora, lo
venera, lo glorifica e lo loda, perché davvero tutti
hanno parte a questo bene che è per tutti.
529 Chi potrebbe narrare quanti e quali miracoli
il Signore si è degnato operare per mezzo suo in ogni
parte del mondo? Innumerevoli, per esempio, sono quelli compiuti
nella sola Francia, dove il sovrano, la regina e tutti gli
altri magnati accorrono a baciare con riverenza il guanciale
usato da Francesco nella sua infermità. Là,
anche i sapienti e i maggiori letterati del mondo, più
numerosi in Parigi che altrove, venerano, ammirano e onorano
con umiltà e devozione Francesco, l'illetterato, l'amico
della semplicità, dal cuore incomparabilmente sincero
e nobile. E quanto gli si addice questo nome di «Francesco»,
a lui che ebbe cuore franco e nobile più di ogni altro!
E che dire delle altre parti del mondo, dove, in virtù
dei suoi poveri indumenti, guariscono malattie e infermità,
e moltitudini di uomini e di donne sono liberati dai loro
malanni alla sola invocazione del suo nome ?
530 121. Anche alla sua tomba è un continuo
fiorire di nuovi miracoli e con la preghiera insistente si
ottengono meravigliosi benefici spirituali e corporali: i
ciechi ricuperano la vista, i sordi l'udito, i muti la favella,
gli storpi riprendono a camminare speditamente, il gottoso
ritorna agile, il lebbroso è mondato, l'idropico torna
normale e altri sofferenti di vari acciacchi riacquistano
la salute desiderata Così quel corpo che è morto
risana i corpi vivi, come da vivo risuscitava le anime morte!
531 Queste meraviglie giungono all'orecchio
del romano Pontefice, primo di tutti i vescovi, guida dei
cristiani capo del mondo, pastore della Chiesa, Unto del Signore
e Vicario di Cristo. Se ne rallegra sommamente, tripudia ed
esulta perché vede la Chiesa di Dio rinnovarsi nel
suo tempo mediante gli antichi miracoli in modi nuovi e proprio
per opera del figlio suo, che si era portato nel seno, riscaldato
nel grembo, allattato con la sua parola, educato con il cibo
della salvezza. Le odono anche gli altri prelati e pastori
del gregge cristiano, difensori della fede, amici dello Sposo,
suoi collaboratori, sostegni del mondo i venerandi cardinali,
e ne godono con la Chiesa e con il sommo Pontefice e ne lodano
il Signore, che nella sua ineffabile provvidenza e divina
grazia e bontà infinita, ha scelto proprio le cose
stolte e vili secondo il mondo (1Cor 1,26) per attirare i
grandi. Ascolta e applaude tutta la terra e l'intera cristianità
sovrabbonda di esultanza ed è pervasa di santa consolazione.
532 122. Ma all'improvviso l'orizzonte si oscura,
esplodono nuove perturbazioni sociali e religiose. Violente
discordie e gelosie lacerano la serenità e la pace
e riaccendono la lotta all'interno della Chiesa. Il popolo
romano, solitamente sedizioso e altero, infuria contro la
gente confinante e osa pure profanare le cose sacre. Il magnanimo
papa Gregorio si adopera con tutte le forze per arginare il
male, frenare l'odio e la violenza e difendere la Chiesa,
come una torre ben salda. Ma i pericoli aumentano, le stragi
si fanno più frequenti; anche nel resto del mondo i
perversi insorgono superbamente contro Dio. Che fare? Il Pontefice,
ponderate saggiamente le circostanze presenti e le possibilità
future, decide di abbandonare Roma ai rivoltosi, per liberare
e difendere almeno le altre regioni.
533 Si reca, dunque, a Rieti, dove è accolto
con grande onore, quindi a Spoleto, sempre riverito e onorato
da tutti. Qui si trattiene alcuni giorni, e pur vigilando
sempre su gli interessi della Chiesa, si reca, in compagnia
dei venerandi cardinali, a far visita amichevole a certe ancelle
di Cristo, sepolte per il mondo. La santa vita, l'altissima
povertà e la gloriosa istituzione di quelle sante vergini
suscitano in lui e nei suoi accompagnatori profonda commozione,
li provocano al disprezzo del mondo e li stimolano ad una
vita più coerente con le esigenze del loro stato.
O umiltà, amabile nutrice di ogni virtù! Il
principe del mondo cattolico, successore di san Pietro apostolo,
si degna far visita alle Donne Povere, si reca da quelle umili
e nascoste prigioniere! Un gesto di degnazione papale indubbiamente
conforme al carattere cristiano, ma senza precedenti nella
storia.
534 123. Poi papa Gregorio si affretta a raggiungere
Assisi, dove è custodito per lui l'inclito tesoro che
spazzerà via la dolorosa tribolazione. Al suo arrivo
tutta la regione è in giubilo, la città è
pervasa di gioia, una grande folla accorre festante, e quel
giorno luminoso si riempie di letizia sincera. Tutti vengono
ad incontrare il Pastore supremo con solenne corteo. Anche
il pio gruppo dei poveri frati gli si fa incontro, e ciascuno
canta inni all'Unto del Signore.
Appena arrivato al convento, il Vicario di Cristo subito si
porta a salutare e a rendere omaggio riverente al sepolcro
di san Francesco. Sospira, si batte il petto, piange e, in
atto di grande devozione, piega il venerando capo su quella
tomba.
535 Quindi dà apertura al solenne processo
per la canonizzazione, convocando a tale scopo spesse volte
i venerandi cardinali. Or ecco, da ogni parte accorrono molti
che erano stati liberati dai loro mali per intercessione di
Francesco. Si testimoniano i suoi miracoli, si discutono si
verificano e si approvano! Per un breve intervallo il Papa
deve correre a Perugia per impegni d'ufficio improrogabili;
poi con maggiore e speciale benevolenza torna ad Assisi per
continuare l'importantissima causa. Di nuovo a Perugia, finalmente,
il Papa convoca il sacro collegio dei cardinali nelle sue
camere e celebra il sacro concistoro. Sono tutti d'accordo
e unanimi; leggono i miracoli con venerazione e lodano con
grandissimi elogi la vita e la santità del beato padre.
536 124. «La santità di questo uomo
- essi affermano - non ha bisogno della verifica dei miracoli,
noi stessi l'abbiamo vista con i nostri occhi (cf. 1Gv 1,1)
e toccata con le nostre mani e vagliata alla luce della verità».
Tutti tripudiano, gioiscono e piangono insieme, e quelle lacrime
sono per loro pienezza di benedizione. E senza più
indugio si fissa il giorno di grazia che riempirà il
mondo di gaudio salutare.
537 E’ già spuntato quel giorno solenne
che rimarrà venerando in ogni tempo, e avvolse di allegrezza
la terra e il cielo. Vescovi, abati, prelati accorrono e si
riuniscono giungendo dalle regioni più lontane della
terra; è presente anche un re e grande moltitudine
di conti e magnati. Si forma allora un pomposo corteo, e tutti,
al seguito del Signore del mondo, entrano solennemente nella
città di Assisi.
Arrivati nel luogo preparato per quella solenne celebrazione,
i cardinali, i vescovi e gli abati si dispongono accanto al
Papa, e dietro a loro un folto stuolo di sacerdoti e di chierici,
la sacra e gioiosa assemblea dei religiosi e la schiera delle
religiose avvolte di umiltà, e poi la folla immensa
dei fedeli. Accorrono da ogni parte persone di tutte le età,
felici di essere presenti a così grande raduno: il
bimbo vicino all'uomo fatto, il servo vicino al padrone (Gb
3,19).
538 125. Domina al centro il sommo Pontefice, lo
sposo della Chiesa di Cristo, attorniato da tanta varietà
di figli, con la corona sul capo in segno di gloria e di santità.
Adorno delle infule papali e dei paramenti sacri allacciati
con fibbie d'oro scintillanti di pietre preziose, l'Unto del
Signore appare nello splendore della sua gloria, rilucente
di oro e di gemme istoriate, e attira gli sguardi di tutti.
Lo circondano cardinali e vescovi, similmente ornati di splendidi
monili sulle vesti candide, tanto da presentare quasi lo spettacolo
celestiale e gioioso degli eletti.
539 Tutto il popolo attende una parola di gioia e
di letizia nuova (cf. Ger 25,10), dolce e inneggiante, di
perenne conforto e benedizione. Parla per primo papa Gregorio,
rivolto a tutta l'assemblea e annuncia con voce vibrante e
affettuosa commozione le meraviglie di Dio. Poi tesse un nobilissimo
elogio del padre Francesco, commovendosi fino alle lacrime
mentre rievoca la purità della sua vita. Tema del suo
discorso è il passo del Siracide: Come la stella del
mattino tra le nubi e come splende la luna nel plenilunio,
e come sole raggiante, così egli rifulse nel tempio
di Dio (Sir 50,6-7).
Terminato quell'elogio, fedele e degno di fede, uno dei suddiaconi
del Pontefice, di nome Ottaviano, dà lettura davanti
a tutti i fedeli dei miracoli del Santo, e il cardinale diacono
Ranieri, noto per ingegno e virtù, ne fa il commento
con eloquenza e viva emozione. Il Papa esulta e traendo dal
petto profondi sospiri e singhiozzi, lascia libero corso alle
lacrime; e così tutti i prelati presenti, tanto da
bagnare di lacrime i sacri paramenti. E tutto il popolo piange,
in amorosa e impaziente attesa del grande annuncio.
540 126. Ed ecco: le mani levate verso il cielo,
il beato Pontefice con voce tonante grida e dice: «A
lode e gloria dell'onnipotente Iddio, Padre e Figlio e Spirito
Santo, e ad onore della Chiesa romana, mentre veneriamo sulla
terra il beatissimo padre Francesco che il Signore ha glorificato
nei cieli, dopo aver raccolto il parere dei nostri fratelli
(i cardinali) e degli altri prelati, decretiamo che il suo
nome sia iscritto nel Catalogo dei Santi e se ne celebri la
festa il giorno della sua morte ».
541 Appena terminato il solenne annuncio, i cardinali
insieme col papa intonano ad alta voce il «Te Deum».
La folla risponde cantando in coro le lodi del Signore. La
terra echeggia di voci immense, l'aria si riempie di inni
di gioia, il suolo si bagna di lacrime. Si elevano cantici
nuovi, e nella melodia dello spirito esultano tutti i servi
di Dio. Si cantano con voci modulate inni spirituali, sostenuti
dal dolce suono degli strumenti. L'atmosfera è pregna
di soavi profumi e la melodia rimbalza più festosa,
penetrando i cuori col suo incanto. Il giorno è radioso,
illuminato da più splendidi colori. Ondeggiano verdeggianti
rami d'ulivo misti a fresche chiome d'altri alberi; l'apparato
di festa riverbera luminosità su tutti, e la benedizione
di pace inonda di gioia tutti i cuori.
542 Finalmente il beato papa Gregorio lascia il trono
e attraverso gradini più umili discende nel santuario
per offrire doni e sacrifici, e bacia con gioioso trasporto
la tomba del Santo e consacrato a Dio; innalza molteplici
preghiere e celebra i sacri misteri. Lo circondano i frati,
lodando, adorando e benedicendo Iddio che ha fatto cose grandi
sulla terra. Alle divine lodi si unisce il popolo che, in
onore della altissima Trinità, canta il suo ringraziamento
a san Francesco. Amen.
Queste cose avvennero in Assisi, nel secondo anno del pontificato
di Gregorio IX, il 16 luglio (1228).